Nuove tecnologie: una porta sul mondo?

Le nuove tecnologie sono sempre più presenti nella nostra vita, tanto che, secondo alcuni, ne abbiamo sviluppato una vera e propria dipendenza. Questo rapporto simbiotico con il computer, il tablet o lo smartphone è estremamente evidente nelle nuove  generazioni. Vedere ragazzi con lo sguardo incollato allo schermo del loro telefono mentre passeggiano, si rilassano o, addirittura, escono con gli amici, è ormai diventata la normalità. Una normalità che, però, invece di includere i ragazzi in nuovi gruppi e comunità, li sta facendo isolare sempre più, facendoli entrare in una sorta di mondo parallelo, che fa perdere di vista il mondo reale o, nei peggiori dei casi, non fa percepire il confine che esiste tra realtà e ciò che non lo è. I bambini e i ragazzi di oggi vivono spesso nella convinzione di trovarsi all’interno di un grande videogioco, nel quale qualsiasi loro azione e decisione può essere cancellata premendo il tasto “Annulla” e, di conseguenza, non hanno la percezione dei rischi che potrebbero correre compiendo scelte azzardate. Questa visione falsata del mondo è estremamente pericolosa, ed il dilagare del fenomeno Blue Whale tra i giovanissimi costituisce un esempio lampante di questa percezione falsata di sè e del mondo che li circonda.

Sicuramente, il primo messaggio e la prima educazione all’utilizzo responsabile delle nuove tecnologie deve venire dalla famiglia, ma qual è il ruolo nella scuola in questo senso? Il rapporto tra scuola e nuove tecnologie è, da un certo punto di vista, contraddittorio; infatti, se da un lato i programmi e le direttive misiteriali spingono verso l’utilizzo di risorse multimediali e di LIM, computer, tablet e anche smartphone come strumenti utili all’apprendimento, dall’altro, in più di un’ occasione si è puntato il dito contro questi nuovi mezzi di comunicazione, che sarebbero resposabili, secondo alcuni, di un peggioramento nell’apprendimento e nell’utilizzo dell’italiano. Inoltre, l’uso degli smartphone non sarebbe consentito a scuola, ma sappiamo bene che tutti gli studenti li utilizzano senza problemi, anche durante le ore di lezione e, spesso, senza nemmeno essere sorpresi o ripresi.

Tutti questi problemi hanno, però, sono strettamente collegate all’utilizzo delle nuove tecnologie nella didattica e alle sue implicazioni sul processo di apprendimento di bambini e ragazzi. Ma la scuola potrebbe spingersi più in là ed assumere una funzione educativa a tale riguardo? Sarebbe, quindi, in grado di far capire ai ragazzi che, anche all’uso delle nuove tecnologie c’è un limite e che, oltre a quello che si vede attraverso lo schermo dello smartphone c’è un mondo, per certi versi anche più interessante da esplorare?

Un docente di una scuola superiore di Prato ha condotto un interessante esperimento in questo senso, che ha portato a risultati sorprendenti. Ecco l’articolo che è stato scritto al riguardo:

http://www.diggita.it/v.php?id=1595859

Nonostante i vari detrattori, quindi, la scuola può fare molto, andando anche oltre il semplice compito di trasmissione delle informazioni e contribuendo concretamente alla crescita personale delle nuove generazioni.

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