Diploma in quattro anni: cosa prevede la Riforma?

Fin dall’annuncio dell’allora Ministro all’Istruzione Valeria Fedeli, la proposta di portare anche in Italia la lunghezza del percorso volto a conseguire il diploma di Maturità da cinque a quattro anni ha sollevato opinioni contrastanti. Da un lato, una parte dell’opinione pubblica si era dimostrata favorevole al provvedimento, giustificando la propria posizione con il fatto che, in questo modo, il nostro sistema educativo si sarebbe adeguato alla lunghezza del percorso formativo degli altri stati dell’Unione Europea. Secondo loro, questo avrebbe, inoltre, portato un ulteriore vantaggio in quanto si sarebbe permesso ai ragazzi di iniziare un’eventuale carriera universitaria o lavorativa con un anno di anticipo. Dall’altro lato, i sostenitori dell’attuale percorso formativo sostenevano, invece, che tale riduzione avrebbe portato ad un ridimensionamento del programma o ad una trattazione superficiale dei suoi contenuti. Secondo loro, quindi, i risultati della Riforma sarebbero stati negativi in quanto il livello di preparazione dei ragazzi si sarebbe notevoltmente abbassato.

Un anno è passato da quel 7 agosto 2017 e la tanto discussa Riforma è diventata realtà. Il nuovo anno scolastico, infatti, porterà con sé la sperimentazione del nuovo diploma in quattro anni in 192 istituti in tutta Italia, suddivisi tra Licei (144) ed Istituti Tecnici (48).

Ma vediamo un po’ più da vicino cosa prevede questa sperimentazione.

Diploma in quattro anni

Un programma ridotto? Assolutamente no!

Se è vero che il cosiddetto “diploma breve” permette di ridurre di un anno la frequenza scolastica, è altrettanto vero che il tempo trascorso settimanalmente dagli studenti sui banchi di scuola aumenterà. Infatti, non è previsto alcuno sconto per quanto riguarda i contenuti ed i requisiti che gli studenti dovranno dimostrare di aver ottenuto al termine del persorso scolastico. Essi verranno semplicemente ripartiti in modo diverso nel corso dei quattro anni. Questo, però, avrà chiare conseguenze su altri aspetti della didattica e della formazione.

Alternanza scuola-lavoro

Anche in questo caso, nessuna riduzione! Le tipologie di attività e l’entità dell’alternanza scuola-lavoro non subiranno variazioni, ma dovranno essere svolte nei momenti di pausa didattica, quindi, indicativamente, durante le vacanze estive o, almeno in minima parte, durante quelle invernali.

Un approccio più pratico

Secondo quanto previsto dalla Riforma, incremento delle attività laboratoriali e digitalizzazione saranno le parole d’ordine, specie negli Istituti Tecnici. Un’altra importante innovazione introdotta dal diploma in quattro anni riguarda le lingue straniere. Esse ricopiranno un ruolo centrale nella formazione degli studenti in quanto, oltre ad un loro potenziamento nel primo biennio, la Riforma inserisce anche l’obbligo di insegnamento di un’altra disciplina curricolare esclusivamente in lingua straniera a partire dal terzo anno.

Come iscriversi?

Anche in questo caso, nessun cambiamento sostanziale. L’iter e le scadenze da rispettare per aderire al percorso didattico articolato in quattro anni sono esattamente gli stessi rispetto a quelli tradizionali. Ovviamente, però, la scuola da scegliere dovrà aderire alla sperimentazione.

Dopo la sperimentazione?

Tra le varie innovazioni, la Riforma prevede anche la nascita di un Comitato Scientifico Nazionale con i compiti di valutare, anno dopo anno, l’andamento della sperimentazione e di redigere una relazione annuale da inviare al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. Alla fine del quadriennio, sarà questa istituzione a formulare le  osservazioni relative al progetto ed a decidere se far diventare il diploma in quattro anni una realtà o, quantomeno, una delle possibilità tra cui gli studenti e le loro famiglie potranno scegliere.

Un progetto completamente nuovo?

In realtà la prima idea della creazione di un percorso volto al conseguimento del “diploma breve” risale al 2000, quando il Ministro era Luigi Berlinguer. Questa proposta è anche già stata applicata in dodici istituti grazie a degli specifici piani didattici e progetti elaborati ed autorizzati dal Ministero. Si può, quindi, ragionevolmente pensare che la sperimentazione che inizierà con l’anno scolastico 2018/2019 ne costituisca l’ideale prosecuzione.

Per sapere quale sarà il futuro dell’ordinamento scolastico italiano, quindi, non ci resta che aspettare almeno ancora quattro anni, sperando che, nel frattempo, non ci siano nuove riforme o proposte migliorative.

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