Riflessione personale dopo la Giornata internazionale dei diritti delle donne
Luca Sclosa, classe 2^A
Siamo appena tornati a scuola dopo il weekend e, come ogni anno in questo periodo, si parla molto delle donne e dei loro diritti. La Giornata internazionale dei diritti delle donne è appena passata e forse, come spesso succede, qualcuno penserà che sia stata solo un’occasione per regalare un fiore o fare un augurio. Ma per noi studenti dovrebbe essere qualcosa di più: un momento per fermarci a riflettere.
Spesso pensiamo che la violenza sia qualcosa di lontano da noi, che riguardi solo le notizie in televisione o le storie di persone adulte. In realtà non è così. Anche alla nostra età possono nascere comportamenti sbagliati che, se non riconosciuti, rischiano di diventare pericolosi. A quindici anni iniziamo a vivere le prime storie, i primi batticuori, le prime relazioni. È una fase bellissima, ma proprio per questo dobbiamo imparare a distinguere tra ciò che è amore e ciò che invece non lo è.
A volte si pensa che essere gelosi sia un segno di affetto. Ma quando un ragazzo pretende di controllare il cellulare della sua fidanzata, decide come deve vestirsi o le impedisce di uscire con le amiche, quello non è amore. È possesso. È l’inizio di una forma di violenza che magari non lascia segni visibili, ma che può ferire profondamente perché toglie una cosa fondamentale: la libertà.
Nessuna ragazza appartiene a un ragazzo. L’amore vero non fa sentire in gabbia, non mette paura, non costringe a cambiare per soddisfare qualcun altro. Al contrario, dovrebbe farci sentire rispettati, ascoltati e liberi di essere noi stessi.
Per questo anche noi ragazzi abbiamo una grande responsabilità. Quando vediamo comportamenti sbagliati non possiamo far finta di niente o ridere come se fosse uno scherzo. Dovremmo avere il coraggio di dire che non è giusto. Il rispetto non si dimostra a parole una volta all’anno, ma con le azioni di ogni giorno.
Forse è proprio questo il senso della giornata che abbiamo appena celebrato. Non serve regalare fiori l’8 marzo se poi negli altri giorni non esiste il rispetto. La vera maturità non si dimostra con la forza o con il controllo sugli altri, ma con la capacità di capire cosa è giusto e cosa è sbagliato.
E forse, come studenti e come ragazzi che stanno crescendo, è proprio da qui che dovremmo iniziare.

